Di queste vie, a scavalco tra la pianura e il mare, ce n’è più d’una, da Bobbio, da Volpedo, da Bardi fino a Recco, a Sori, a Camogli, ognuno può agevolmente trovare la sua, a misura del suo passo, della sua fantasia, della sua voglia di lasciarsi prendere dal giro dei crinali, dal curvare ozioso dei sentieri. Ma tutte queste strade testimoniano in modo corale l’importanza che da sempre l’Appennino ha rivestito nella vita e nell’economia delle genti liguri, padane ed europee.

Terra di castelli, marche e contee, terra di matrimoni e di battaglie, di torri inaccessibili, ambito premio ai vincitori, terra di passi e pedaggi, di monaci e poeti, la storia ha prediletto queste valli e queste ininterrotti profili di montagne lungo i quali era agevole il passo, lontano dalle pianure indifendibili, percorse dai banditi e dalle febbri. Il potere e la nobiltà avevano infeudato tutto l’Appennino e dai porti all’ombra delle torri di vedetta partivano merci preziose o semplici, come il sale. Lunghe file di muli, zoccoli ferrati, calpestavano il mosaico delle pietre grigie e lisce dei sentieri, fermandosi solo a tratti a brucare le erbe ruvide, odorose di mare. Di tante pietre ordinate, non restano che brevi tratti smozzicati, di tanti lanuti dorsi ondeggianti, non resta che qualche pezzo di ferro chiodato, ma il fascino di queste valli e di queste montagne è, forse, ancor più esaltato dal silenzio sconfinato che le pervade, silenzio ancor più prezioso per i nostri cuori poco abituati ad ascoltare voci, che non siano rumore.
La Via del Sale che vi proponiamo, cari viandanti del 2000, è molto semplice, agevole e poco faticosa e ciò ci sembra giusto, perchè piacevole è il passo se c’è dato di godere di ciò che ci circonda, siano alberi, fiori, vette o umana compagnia.
Vi sono numerosi punti di attacco al sentiero principale, che percorrendo lo spartiacque fra la valle Staffora e la Val Curone,sale da Volpedo e prosegue ininterrotto fino al mare.
Partendo da Varzi occorreranno circa 4 giorni, da Casanova solo 3, da Capanne di Cosola in 2 giorni è possibile raggiungere Recco e Camogli. Nel primo tratto, fino a Capanne di Cosola il sentiero è segnalato sia da quadrati blu che dal rettangolo rosso, giallo e bianco del CAI, in seguito è individuabile un bollo giallo. Nella parte finale, da Torriglia a Camogli, è segnalato da due cerchi rossi.

Dalla piazza del mercato di Varzi, ci si porta sul ponte asfaltato che conduce verso la Valle Curone e si rintracciano agevolmente i sentieri del CAI. Il sentiero costeggia lo Staffora, sulla sua sponda destra (abbiamo la foce alle spalle) attraverso canneti e macchie di salici che sempre più spesso ospitano colonie di garzette. Lasciata Varzi alle nostre spalle, il sentiero lascia il letto del torrente e inizia a salire più deciso, attraverso una vegetazione selvaggia, rotta qua e là dall’affiorare dei calanchi. Il primo paese che incontriamo è Monteforte, incastonato tra i boschi di castagni e le felci giganti. Da notare il fondo a tratti sabbioso della strada che tradisce le sue antiche origini marine. La salita è costante, ma non ripida e ci porta sulla strada asfaltata che Varzi conduce a Castellaro. Inutile cercare tracce di antichi castelli, il nome deriva da castelliere, antico insediamento abitativo dei popoli liguri. Vi sono però deliziose case in pietra a vista, recuperate con particolare cura. A Castellaro è possibile mangiare e dormire, presso l’albergo Primula Bianca. Da qui ha iniziato la salita al Monte Boglelio (1492 m) in un ambiente naturale che via via diventa sempre più montano. Lasciati alle nostre spalle gli ultimi prati coltivati, al salire della quota incontriamo i primi boschi di castagno, un tempo amorevolmente curati, per il frutto e la foglia, preziosa per il bestiame, i primi faggi, misti ai sorbi, ai maggiociondoli, ai carpini, alle betulle, alle rose di montagna dal rosso intenso. Un’ultima salita ci porta tra il verde fitto delle piante; raggiungiamo un bivio,teniamo il sentiero dritto davanti a noi e ben presto sbuchiamo sui pascoli di vetta. Alla nostra sinistra una graziosa e comoda capanna in legno della Comunità Montana è disponibile sia per cucinare, che per trascorrervi la notte, muniti di sacco a pelo. È dotata di stufa, legna asciutta e soppalco per dormire, nonché di comode panche e pietre per accendere il fuoco e cucinare all’aperto. Il sentiero lungo il crinale in un ambiente tipicamente montano: ampi pascoli degradanti verso le faggete, distese erbose costellate di genziane, orchidee, boton d’oro, anemoni dei boschi. Molti di questi fiori sono protetti ed anche noi ci limiteremo a guardarli nel loro ambiente naturale, senza raccoglierli. Dopo un lungo abbandono, questi pascoli sono stati recuperati ed ora, durante i mesi estivi, sono utilizzati per l’allevamento semibrado del bestiame da carne. Non è difficile quindi incontrare le mucche al pascolo con i loro vitellini, ma è meglio non avvicinarle: sono delle mamme molto ansiose! Proseguendo lungo il crinale, si giunge sul monte Chiappo (1699 m) che sovrasta l’abitato di Casale; qui passava l’antica strada che metteva in comunicazione Genova con la Lombardia e con la Francia e proprio qui, tra questi boschi, sorgeva un convento dedicato a S. Giacomo, di cui non restano che poche pietre sepolte dal bosco. Nella chiesa di Casale, però, sono ancora conservate una campanella d’argento e un trittico del 1585, raffigurante la Beata Vergine, S. Lorenzo e S. Giacomo. Una discesa ci porta fino a Capanne di Cosola, dov’è possibile pernottare. Se non siamo troppo stanchi, all’imbrunire, rechiamoci un po’ lontano dall’albergo e ascoltiamo in perfetto silenzio nell’anfiteatro dei monti: se siamo fortunati, il vento ci porterà il richiamo dei lupi, che iniziano la loro notte di caccia. È difficile non provare un brivido sentendo quelle voci chiamarsi da colle a colle nel buio: è lo stesso che provavano i pastori che dormivano all’aperto su questi pascoli, tra le greggi. Dopo più di un secolo, risalendo l’Appennino, i lupi sono tornati a controllare, vigili, le montagne.

Il nostro mattino ci trova su uno stretto sentiero sulla destra, lungo la strada asfaltata che conduce a Bogli da Capanne di Cosola e taglia in orizzontale un ripido pendio degradante sulla Val Borbera. Entriamo nella parte più selvaggia e affascinante dell’Appennino Pavese-Ligure. Intorno a noi si rincorrono le cime più alte, in un susseguirsi di creste che sfumano all’orizzonte: il Cavalmurone, il Legna, il Carmo, il Lesima, l’Alfeo fino al Dego. Pochi luoghi, a pur brevi distanza dai centri abitati, danno un così profondo senso di incantato isolamento come queste vette sfumate nella lontananza. Verso mezzogiorno raggiungiamo il Monte Carmo, qui, sulla destra, parte il sottile giogo che conduce alla vetta dell’Alfeo e quindi a Gorreto. Lasciate alle spalle Capanne di Carrega, il sentiero trascorre tra prati e gruppi di faggi fino alla cima del Monte Antola, dov’è situato un rifugio.qui è possibile pranzare e rifornirsi di acqua; si può anche dormire, purchè dotati di sacco a pelo. Il sentiero scende sassoso attraverso una bellissima faggeta, a poco a poco si restringe, serpeggiando tra le felci: alla nostra sinistra scorgiamo il lago artificiale del Brugneto che dà l’acqua a Genova. Se avremo la cortezza di camminare senza fare troppo chiasso, potremo incontrare piccoli branchi di caprioli al pascolo nelle radure e nei coltivi abbandonati sopra le baite. Percorriamo un tratto di crinale e, dopo aver piegato a sinistra, iniziamo la rapida discesa che conduce a Donetta prima e a Torriglia poi. Dalla piazza di Donetta, parte ancora un bel tratto di sentiero che porta a Torriglia senza mai toccare l’asfalto. Torriglia è un antico borgo, dotato di diversi alberghi. Vi segnaliamo l’Hotel Posta (tel. 010/944050) e la pensione Da Emma (tel. 010/944578), un posto davvero speciale per assaggiare le specialità della cucina ligure: trofie al pesto, cima alla genovese, verdure ripiene, gnocchi, torte salate di verdura. 
Inizia il balzo finale verso il mare: pur non vedendolo, lo sentiamo vicino, nei profumi, nelle erbe odorose, nelle rocce riarse dal vento. Da Torriglia diversi sentieri portano al mare. Ve ne segnaliamo due. Lascia Torriglia, ci portiamo verso la galleria della Boffalora e imbocchiamo il sentiero verso il monte Lavagnola (1118 m) da cui si gode una bellissima vista sulla Valle Fontanabuona, che, pare certo, abbia dato i natali alla famiglia Cristoforo Colombo. Raggiunto il passo di Lavagnola, si incrocia il segnavia AV (Alta Vista). Il sentiero tocca la Colla dei Rossi, il monte Castellazzo, cima Colletta e quindi il piccolo paese di S. Alberto, da cui si vede chiaramente il mare. Il segnale cambia e diventa una X rossa; la mulattiera gira intorno al monte Croce di Fo, tocca Case Cornua e di qui inizia la discesa che ci porterà a Sori, in riva al mare.
Un’altra via, parte invece da Bargagli, piccolo paese a poca distanza da Torriglia, raggiungibile con un pulman, che parte alle 7 in punto. Imbocchiamo la strada asfaltata che porta al paese di S. Alberto; sulla piazzetta una grande stele ricorda le battaglie partigiane, che qui divamparono violentissime. Il mare brilla all’orizzonte, ma non bisogna lasciarsi ingannare: è ancora lontano, e la strada di chi va a piedi non è così diritta come quella dello sguardo che corre alla metà.
Imbocchiamo la strada asfaltata in discesa alla destra del monumento; dopo pochi tornanti una piacevole sterrata sulla destra ci porta attraverso fitti boschi fino ad una piccola cappella votiva con le foto dei partigiani. Proprio qui parte un viottolo tra il verde: bisogna percorrere per circa 500 m e, dopo una casa colonica, piegare a sinistra e imboccare una ripida discesa che ci conduce in prossimità di Pannesi prima e quindi di Uscio. In fondo al paese, una strada asfaltata raggiunge la Colonia Arnaldi, si attraversa tutto il complesso e si imbocca un sentiero a mezza costa, dopo aver attraversato un ponticello in legno. E davvero il mare è con noi: pini contorti, grandi felci circondano il sentiero che, pur qua e là franato, mostra ancora i segni dell’antica maestria. A quota 580 incrociamo il passo della Spinarola: il mare è sotto di noi, brilla di mille sfaccettature, segue l’andare capriccioso della costa ligure, che ad ogni svolta offre nuove prospettive. Il sentiero svolta a sinistra, si fa più stretto e disagevole qualche tratto franato esige un po’ di prudenza. Superiamo il passo della Crocetta (598 m) e ci immergiamo in un bellissimo bosco di querce; ormai è quasi sera, ma la meta è vicina. Dopo poche svolte il sentiero cui lascia sulla piazza di Nostra Signora di Montallegro, un’ampia terrazza ci accoglie: sotto di noi tremano le prime luci di Rapallo, il mare brilla di un suo misterioso chiarore. Dopo tante vette a limitare l’orizzonte, ora lo sguardo è libero di vagare per l’infinito. Possiamo dormire qui, al Rifugio del Pellegrino (0185/944005), oppure scendere a Rapallo e rientrare con il treno.
Volendo abbreviare il percorso e facilitarlo, al Passo della Spinarola è possibile proseguire diritto e scendere proprio alla chiesetta della Ruta di Camogli.

Notizie utili

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ATTREZZATURA: normale attrezzatura da montagna, scarponi,giacca a vento, thermos. Si raccomanda l’acqua.
  • TEMPI MEDI DI PERCORRENZA: 8 ore al giorno di cammino
  • DIFFICOLTA’ TECNICHE: nessuna, ma è necessario essere allenati. In caso di nebbia, il percorso può presentare in quota qualche difficoltà di orientamento, nei tratti prativi.

È consigliabile munirsi di tavolette I.G.M.
clicca qui di seguito per la mappa: La via del sale ( http://www.laviadelsale.provincia.pv.it/ )

Per informazioni:

  • AUTOVIA  Valle Staffora: SAPO srl, tel. 038341268
  • TORRIGLIA: AMT, tel. 010/944005
  • COMUNITA’ MONTANA OLTREPO’ PAVESE: tel. 0383/5458
  • PRO LOCO, Varzi tel. 0383/545221
  • CARABINIERI di Varzi, tel. 0383/52012
  • CAI Pavia, tel. 0382/33739
  • ALBERGO CAPANNE di COSOLA, tel. 0143/999126
  • ALBERGO STAFFORA (Casanova), tel.0383/50394
  • ALBERGO PRIMULA BIANCA (Castellaro), tel. 0383/52160